Attività accademica

Nato l’8 settembre 1913 a Salvitelle (Salerno), laureato in medicina a Napoli, si trasferisce nel 1939 a Genova, dove inizia la sua carriera universitaria nell'Istituto di Igiene. Dal 1955 al 1989 è titolare dell’insegnamento di Microbiologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Genova. Per cinque mandati  (1969-1984)    è  Rettore   dell’Università    di

 Genova, ricoprendo, dal 1976 al 1984, il ruolo di Presidente della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane). Nel periodo 1984-1989, quale Presidente della CRE (Conferenza dei Rettori delle Università Europee), si impegna per sottolineare il valore di una cultura europea, promuovendo programmi per lo  scambio di competenze con Università di altre parti del mondo. E’ stato tra gli ispiratori, e primo firmatario, della Magna Charta Universitatum, punto di riferimento per tutte le Università del mondo, presentata a Bologna, nel 1988. È in questa occasione che riceve la prima delle quattro Lauree ad honorem che, nel tempo, gli sono state conferite.

 

Impegno militare e sociale

Gli anni ‘40-’45 sono gli anni della guerra: fronte occidentale, fronte greco-albanese, fronte jugoslavo.

 Dopo l'8 settembre ‘43, Romanzi aderisce alla Resistenza: è il partigiano Stefano nelle formazioni “Brigate Giustizie e Libertà in Liguria”. Ricercato da fascisti e SS, opera in Piemonte e nel ponente ligure.

 Nella primavera del ‘45 torna a Genova. È un momento di grande apprensione per la città che, occupata dai tedeschi e con le truppe alleate in arrivo, è ormai pronta all’insurrezione. Comandante della guarnigione tedesca è Günther Meinhold, generale prussiano di vecchia lega, che, da buon militare, prevede la  dinamica degli eventi e matura la decisione di trattare la resa. Ne parla ai coniugi Giampalmo, lei Elisabetta Müller dottoressa tedesca, lui assistente universitario anatomo-patologo, collega e amico di Romanzi. Ed è con Romanzi partigiano che Meinhold vuole parlare.Romanzi, regolarmente autorizzato dal CLN, ha con Meinhold tre colloqui (11, 17 e 23 aprile) in cui vengono discusse le trattative di resa e viene fornita la mappa delle mine dislocate nel porto. Quando, il 24 aprile, la situazione in città si fa drammatica e l’insurrezione sta dilagando, Meinhold, dal Comando militare in Savignone, esige un ultimo incontro con Romanzi entro le 6 del mattino seguente, per definire ulteriormente le condizioni di resa. Pena, il ricorso agli ordigni esplosivi.

Soltanto alle ore 22, Romanzi, con lettera credenziale del CLN, riesce a partire da Genova su un’autoambulanza della CRI. Viaggio avventuroso e rischioso, tra l’incrociarsi dei due fuochi nemici, che termina a Savignone alle 5,45 del 25 aprile. Dopo un colloquio di due ore, alla fine del quale Meinhold consegna a Romanzi la propria pistola (sarà poi donata all’Istituto della Resistenza dove tuttora è conservata), ha inizio il viaggio di ritorno a Genova che si conclude a Villa Migone.

 E’ a Villa Migone che, alle 19,30, dopo ore di trattative, verrà firmata da Meinhold la resa delle Forze Armate Germaniche. Genova fu l’unica città italiana a liberarsi da sola, senza l’intervento degli alleati, i quali entrarono così, il 27 aprile, in una Genova già libera.

Per il ruolo svolto nella liberazione di Genova, Romanzi verrà insignito di Medaglia d’Argento al Valor Militare per la resistenza partigiana (1957). Nel ’70 gli viene conferita la Cittadinanza onoraria Città di Genova.

Romanzi non parlò mai di coraggio nel ricordare la decisione che allora prese, affermando anzi di avere considerato semplicemente un dovere quella scelta che si sarebbe rivelata l’esperienza più importante di tutta una vita.

 L’uomo

Scienziato, rettore, europeista, Romanzi è ricordato anche come “Rettore del dialogo” per  l’attenzione e l’equilibrio con cui parlava con i giovani, nei quali – come sempre affermò – riponeva la massima fiducia. Fu così che, affrontando con equilibrio l’onda lunga della contestazione giovanile e del movimento degli anni Sessanta e Settanta, seppe sempre difendere l'autonomia dell'università e fu capace di riportare ordine nelle facoltà occupate senza gli interventi repressivi della polizia.

Romanzi fu esponente di una generazione che aveva sopportato e superato tutto senza mai perdere la fiducia nei valori dell’essere umano e dell’organizzazione democratica di società libere; una generazione che aveva creduto nell’Europa, per la cui unità si doveva lottare anche tramite la cultura.

 Come ebbe a dire Andris Barblan, segretario della Conferenza dei Rettori Europei (CRE), l’aspetto di Romanzi era quello di un quiet leader, un gentleman vestito impeccabilmente, con una pipa sempre a portata di mano. Un ’quiet leader’ che però “era un ’formidabile innovatore’ poiché era infallibile il suo giudizio su persone e situazioni che fossero in grado di contribuire al progresso del nostro mondo!

 

 

 

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